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Francesco Napoletano

(Baiano, 11 agosto 1846  *  4 marzo 1910)

 

Grazie a manoscritti, gentilmente concessi dalla famiglia Litto, si è potuti giungere alla descrizione di  questo personaggio così  illustre.

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11-8-1846: Nacque dal dr Vincenzo e da Boccieri Angela Maria

12-12-1866: Laurea in Giurisprudenza

23-07-1871: Vice Pretore del Mandamento di Baiano

07-07-1872: Consigliere comunale

02-12-1872: Diploma di Notaio

02-06-1873: Delegato governativo presso la Commissione consorziale

01-12-1879: Sposò Sirignano Maria Elisabetta

12-01-1884: Componente della Commissione per il conferimento delle rivendite dei generi di privativa
08-02-1884: Delegato Scolastico del Mandamento di Baiano[1] 
26-07-1891: Consigliere provinciale

11-12-1891 / 7-12-1893 Componente della  Deputazione provinciale[2]

22-01-1893: Cavaliere della Corona d'Italia

31-08-1893: Presidente della Commissione di prima istanza di R. Mobile per il biennio 1894-95

12-01-1894: Componente Commissione di Arbitri nella revisione degli Emigranti contro gli agenti di Emigrazione della provincia di Avellino

20-01-1894: Componente aggiunta Circondariale di Avellino per la revisione delle liste dei giurati

30-04-1894: Componente della Commissione di Sconto Banco di Napoli

10-02-1895: Commissario regio del Comune di Baiano

21-07-1895: Presidente Commissione di prima istanza R. Mobile per il biennio 1896-97

12-08-1895: Componente della Deputazione provinciale

29-02-1896: Cavaliere Ufficiale della Corona d'Italia

04-03-1897: Componente ordinario della Commissione elettorale provinciale

21-08-1899: Componente della Deputazione provinciale

21-11-1899: Componente Commissione revisione lista dei giurati

21-01-1901: Componente Commissione revisione lista dei giurati

16-07-1902: Consigliere provinciale

29-12-1903: Componente ordinario del Comitato forestale per il triennio 1903-1905

26-09-1904: Commendatore

27-11-1905: Componente della  Deputazione provinciale

Nel 1906      Presidente del comitato per l’acquisto della campana della chiesa di S. Croce

18-01-1907: Nomina di sindaco del Comune di Baiano (non accettata)

13-08-1907: Componente della Deputazione provinciale

05-12-1907: Assessore titolare della Giunta comunale di Baiano

Negli anni 1908 e 1909 fu Presidente della Congregazione di Carità della chiesa di Santa Croce (N.d.A.: Non ho notizie  per conoscere l’intero periodo della nomina)

Fu anche vice Pretore (dal documento di famiglia)

04-03-1910: Morì a Baiano

07-03-1910: Si svolsero i funerali. Il sindaco Avv. Giuseppe Lippiello pronunciò l’orazione  funebre. Il prof. Vincenzo Boccieri (allora Direttore dell’Archivio provinciale di Avellino, in seguito Deputato al Parlamento) ricordò l’amico defunto.

19-03-1910: Commemorazione fatta dal Consiglio Comunale di Baiano 

*** 

«Francesco Napoletano nacque da una famiglia della buona borghesia del paese», scrisse di lui il generale Silvino Foglia di Baiano. «Uomo dotato di un intelletto vasto e poliedrico; fu avvocato, notaio, politico, cittadino integerrimo, gentiluomo a tutta prova, oltre che amministratore illuminato, forte e volitivo nel carattere.

Ebbe una vita multiforme. Percorse la via degli studi classici, conseguì a 20 anni la laurea in giurisprudenza ed iniziò l’esercizio della professione di avvocato. Diventò uomo pubblico e si tuffò nel turbinio della vita politica […].

Baiano, grazie alla sua prudente e sapiente direzione, ebbe a migliorare le sue sorti. Esisteva di nome una piazza, lui la volle di fatto, abbellendola, pavimentandola, ampliandola e rendendola un vero ritrovo per tutti i cittadini. Il Palazzo Comunale era insufficiente e povero e lui lo rese completo ed armonico nelle strutture, servizi ed uffici. Non c’era un edificio scolastico ed ecco che sorse, in quella piazza oggi intitolata a lui, un grandioso, solido, moderno complesso scolastico (oggi scomparso).

Consigliere e Deputato provinciale, fu amato e rispettato in tutta la Provincia dai suoi colleghi. Per l’autorità del suo nome ebbe affidati vari e delicati incarichi, era uno dei membri più intesi ed ascoltati e la sua parola e la sua opinione avevano un valore incontrastato e preponderante nelle decisioni di quell’alto consesso.

Francesco Napoletano sentiva il fascino della bellezza trasfusa nei grandi del classicismo ellenico, romano, italiano; studiò Omero, amò Virgilio, si ispirò a Dante. Fu un fervido religioso, sentì il bisogno di volgere la sua opera intellettuale anche alla Chiesa e scrisse in diverse occasioni dei bellissimi “Inni Sacri”». Nel 1906 un “Inno a Sant’Antonio da Padova (musicato nel 2006 da Luigina Conte di Baiano e presentato a cura di Silvino Foglia) e nel maggio 1907 un inno a Maria Santissima.

Scrisse numerose poesie e due bellissimi sonetti, “Al padre” e “Alla madre”, composti da quattordici versi endecasillabi raggruppati in due quartine a rima alternata nella forma ABAB ABAB e in due terzine a rima nella forma ABA BAB, dimostrando di possedere una ottima conoscenza della metrica.

Nel giugno 1906, in qualità di Presidente del comitato  per l’acquisto della campana della chiesa di Santa Croce che si era rotta, scrisse un’accorata lettera “Ai cittadini Baianesi nelle Americhe”, per chiedere un contributo in danaro, essendo risultate “insufficienti le volontarie offerte di questi cittadini” per “un’opera di così comune e perenne vantaggio”. Riuscì così ad acquistare la campana che ancora oggi fa sentire i suoi rintocchi dal campanile di Santa Croce. In estate ci fu l’inaugurazione, come scrive il Generale Silvino Foglia nel suo libro inedito “Gocce di memoria baianese”: «Fu proprio mia zia Caterina Foglia, figlia di Domenico Geremia, la madrina, prescelta da don Raffaele Masi, Rettore della Chiesa Madre di Santa Croce, a presenziare, nell’estate del 1906, alla solenne cerimonia della posa della campana».

 

Il 12 gennaio 1909, nella seduta delle adunanze della Congregazione di Carità nel palazzo municipale, in qualità di Presidente «propone la conferma a vita nell’ufficio di Rettore della Chiesa di Santa Croce di patronato di questa Congregazione di Carità, in persona del Reverendo Sig. Masi Raffaele fu Stefano, come quello che nei due anni  che ha tenuto simile ufficio, ha dato luminose prove di attitudine, di intenso amore nel disimpegno delle proprie mansioni, ed interessamento tale per la detta chiesa, da rialzarne potentemente il prestigio […] per cui ha riscosso l’unanime plauso e lodi di questa cittadinanza». 

***

(da un documento della famiglia Litto) 

«Uomo di ingegno lucido, caratterizzato da fermezza di carattere, seppe coniugare nelle sue mani grandi ruoli che furono sfruttati per rendere migliori le sorti del Paese. Ebbe stima  dei suoi pari e un grande affetto dei sui inferiori. Nel lavoro fu sempre instancabile e ciò lo portò inevitabilmente  ad avere nemici, invidiosi, finti amici che cercavano nell’amicizia un sicuro appiglio. Questo è, purtroppo, il destino di  quegli uomini che hanno nel loro cuore quel sentimento dell’onestà e della rettitudine che li contraddistingue dagli altri.

Amò intensamente la vita  pur essendo un idealista; ma, come se veramente fosse scritto nel libro della vita che l’amor vero dura poco, la falce inesorabile della morte era pronta ad entrare in azione. Secondo i memoriali venerdì 4 marzo 1910 verso le quindici e un quarto, d’improvviso […]  fu data la terribile notizia della morte del comm. Francesco Napoletano. Fu un momento di generale commozione e un accorrere di gente di ogni condizione sociale si riversò verso la casa del defunto. […] la morte del Comm. Napoletano rappresentava una grave perdita per l’intero paese. Sulle mura a caratteri neri vi si leggeva la scritta “Lutto Cittadino”. Le porte dei magazzini vennero subito socchiuse; dovunque era rappresentato il dolore, l’amarezza di aver perso un amico leale. Il giorno 6 si celebrarono i funerali e il corteo, movendo da palazzo Napoletano, percorse tutto il corso Garibaldi. Al ritorno  sostò nella Chiesa di S. Croce e al cimitero, dopo aver reso l’estremo saluto all’estinto, il corteo si sciolse. I discorsi fatti dai cittadini, e non solo, sono degni di essere ricordati per essere stati a dir poco toccanti e semplicemente spontanei. Così il prof. Vincenzo Boccieri:  “Amò tanto i suoi figli, e la sorte spietata, il fato crudele, il destino inesorabile gli ha negato, morendo, i baci e le carezze dei figli suoi amatissimi”. Brevemente parlò anche l’avvocato Alfredo Borselli: “E dalla tomba, ove dormirai il sonno di morte, a ricambio della prece e del saluto che ti manda ogni cuore, insegna sempre alla presente ed alle future generazioni che senza il lavoro ed il dovere vani così son gli onori, ipocrisia la virtù..”.

Come potremmo mai togliere dai nostri cuori un uomo che ha dedicato la sua vita a migliorare le condizioni e il terreno d’azione delle future generazioni? Come dimenticare l’idealista che ha voluto ad ogni costo una fermata della Circumvesuviana, come testimonianza dell’importanza di questo umile paese? Il suo sogno l’ha potuto realizzare e ora Baiano si trova ad essere il capolinea del tratto della Circumvesuviana Napoli-Baiano.

E inesorabilmente nei nostri cuori  resteranno per sempre indelebili queste parole della sua lirica scritta per commemorare la morte di Erminia Belluschi. (N.d.A.: Le sestine hanno i primi quattro versi a rima alternata ABAB e gli altri due a rima baciata CC)

 

Verso i gaudi dell’amore

Sedicenne giovinetta

Schiuse il voto del suo cuore,

Come un’alma benedetta,

Bella in cuore, bella in viso,

Desiar puote in Paradiso.

 

Fra le anella del suo crine

Pose amore le sue stanze,

Belle vaghe peregrine

Fur le angeliche sembianze

Dall’armonico colore

Di modestia e di pallore.

 

Sotto l’arco della fronte

Luccicanti come  stelle

Fur d’amor perenne fonte

Due vivide fiammelle

 

Ch’allo spirito suo gentile

Furo immagine simile.

 

Vide il cielo e si compiacque

Della vaga sua pittura,

Per tre lustri e più si tacque

E alla bella creatura

Educò il cor la mente

Pura candida innocente.

 

Nel bel  seno d’una rosa

Di rugiada come stilla

Risplendè promessa sposa

D’angelica pupilla,

Per far lieto un giovinetto,

Che l’amò d’un santo affetto…”

 

  

Spero che, quando la popolazione leggerà la bontà di questo ‘UOMO’, possa stringersi in un simbolico abbraccio, affinché il suo nome non possa mai e poi mai cadere in un buio dimenticatoio…» 

***

Da un giornale dell’epoca possiamo capire la stima di cui godeva Francesco Napoletano e l’amore che tutti avevano per lui e possiamo definire ulteriormente il profilo di tale illustre personaggio.

 «Baiano, la graziosa cittadella resa tale in questi ultimi tempi dall’energia feconda del compianto Comm. Napoletano, offriva la mattina del 6  c.m., nello splendore di un giorno di primavera, l’aspetto di un mesto e silenzioso paese orientale. Per il cupo azzurro del ridente cielo, chiare spaziavansi solenni le onde lugubri della campana di Santa Croce. Dalle prime ore al palazzo  Napoletano, parato di funerea vesta, un’interminabile pellegrinaggio di amici e ammiratori s’avvicendava rendendo l’ultimo tributo di stima e affetto.»

Arrivarono da Avellino  autorità di prestigio e da Roma l’on. Girolamo Barone del Balzo .

«Aprivano il corteo funebre le congreghe di SS. Apostoli, S. Stefano, S. Croce. La banda di Baiano del maestro T. Vecchione, gli alunni delle scuole:  femminili, maschili, i Convittori del Ginnasio Alessandro Manzoni col rettore Prof. Nicola Cavaccini. Indi splendide le corone, disposte nel seguente ordine: consorte, figli, sorelle, cognata, Mar. Trione, deputazione provinciale, Municipio di Baiano, Municipio di Avella, Consiglio Notarile, Congrega di Carità, Circolo dell’Unione, Avv. Lippiello, fratelli Masi, Impiegati Comunali, Notai del Mandamento, Francesco Zudico, Salariati. Seguiva  il Clero, suddiviso: Frati francescani del Com. di Avella, Preti, Canonici.

Veniva in mezzo il feretro: una cassa forte ed elegante, opera dell’artista Barletta, racchiudeva la salma. I cordoni erano tenuti dall’on. del Balzo, cav. Testa, cav. Trevisani, Avv. Picchinenna, Cav. Geremia Foglia, Avv.  Vincenzo Pagano, dott. Tito Manlio, Avv. Giuseppe Lippiello.

Nel sacro silenzio, compunti dalla sventura seguivano il feretro i rappresentanti della famiglia […] i rappresentanti  della Deputazione provinciale, del Consiglio provinciale, della Pretura, R. Mobile, Municipii: Avella, Mugnano, Sperone, Sirignano, Quadrelle, Baiano, la banda di Nola, i coloni, il carro funebre, le carrozze.

Il corteo, movendo dal palazzo Napoletano, percorse tutto il corso Garibaldi fra due ali di popolo. Al ritorno si sostò brevemente nella Chiesa di  S. Croce, ove fu cantato il De Profundis ed impartita la benedizione alla salma. Al cimitero, reso l’estremo saluto all’estinto, il corteo si sciolse.»

Il primo discorso funebre fu tenuto dal sindaco Avv. Giuseppe Lippiello. 

«Signori, la grande emozione, il turbinio degli affetti e dei ricordi di sentita e lunga amicizia, di ammirazione e di lotte, mi tarpano le ali del pensiero, mi affannano la parola, e quindi io non  vi darò che una idea troppo pallida del cittadino preclaro e benemerito, che tutti irreparabilmente  abbiamo perduto, ed a cui, straziati dal dolore, tutti sentiamo nell’animo di tributare ogni onoranza.

L’intervento  del nostro beneamato Deputato Girolamo del Balzo, quello della benemerita Deputazione Provinciale, dell’Ill.mo Prefetto della Provincia, da me espressamente rappresentato, del Consiglio notarile, dell’ufficio di Pretura, dell’Agenzia e Ricevitoria delle tasse, delle amministrazioni tutte del mandamento e della parte migliore di esso, ai quali tutti rivolgo  sentite grazie, nonché l’immensa  folla di ogni classe di cittadini qui convenuta, addolorata, piangente, è la prova migliore che la morte del Comm. Francesco Napoletano è lutto non solo della famiglia e di tutto il paese, ma dell’intero Mandamento   e della Provincia […]; ei fu non solo l’integerrimo e scrupoloso nostro amministratore, ma il benevolo, il generoso benefattore, il padre e il consigliere di ognuno, e tutti, sì tutti correvamo a lui per un consiglio, per pareri, che egli paternamente con la vastità della sua mente sempre pronta ed illuminata in ogni branca di scienza ci dava, soddisfatto e lieto solo di rendersi utile ai suoi concittadini anche con le opere, come un padre affettuoso, e con ogni mezzo e sacrificio anche della sua persona.

Ed ora, o signori, questo nostro padre amoroso, tenero di ogni nostro benessere non è più : un fulmineo malanno a soli 64 anni di età nel pieno rigoglio della vita lo ha strappato al nostro affetto.»

 

[1] Il Delegato scolastico di mandamento era un organo periferico del Ministero della pubblica istruzione del Regno d’Italia, con compiti di vigilanza sulle scuole di istruzione primaria, soprattutto riguardo all’educazione morale e fisica degli alunni, istituito nel Regno di Sardegna il 30 novembre 1847. Le attribuzioni del relativo ministro e le diverse competenze a livello centrale e periferico furono determinate con il R.D. 4 ottobre 1848, n.818, e con la L. 22 giugno 1857. Tali norme previdero a livello periferico la figura del Delegato scolastico mandamentale, ridefinita nello Stato unitario dal Regolamento 3 novembre 1877, nominato dal Ministero per ogni mandamento: restava in carica tre anni ed era rieleggibile.

Tra le sue attribuzioni vi erano quelle di promuovere nuove scuole elementari, vigilare sulle scuole elementari pubbliche e irrogare ammonizioni e ammende verso i padri renitenti alla cura dell’obbligo scolastico dei figli.

 

[2] Nei primi anni della Repubblica le province non avevano consigli eletti democraticamente, bensì la cosiddetta “deputazione provinciale”, costituita dai rappresentanti del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale.