Amici diVersi in ambiente diVino – Incontro con l’autore Marciano Casale.

Atripalda, 25 Giugno 2015

 

Ed il treno partito il 26 Marzo è arrivato al capolinea! Poi pausa estiva per dare ai poeti la possibilità di rigenerare le proprie energie.

Un viaggio lungo che ha permesso a 11 “amici diVersi” di presentarsi attraverso le loro opere, accompagnati dai dipinti di Dorotea De Luca, dalle splendide voci di Sonia De Francesco, Patrizia Gison e Geni Curato e dagli scatti magici e puntuali di Bruno Gaeta e di Sabino Battista.

 

 

A chiudere la rassegna Marciano Casale, ideatore con Lucia Gaeta degli eventi all’Enoteca “3 bicchieri” ad Atripalda.

Il compito di presentarlo spetta come al solito a Lucia, che sottolinea il ruolo di Marciano sia come impeccabile “patron” di casa, sia come motore in più di questi incontri.

“Artigiano della parola e non poeta” si definisce Marciano, dopo un profondo respiro per sommergere una inaspettata emozione, lui che è di facile parola e di veloce intuito. Essere la “prima donna” mette agitazione ed ansia anche in chi è abituato a stare al centro dell’attenzione, ma la presenza di amici ed un sorso di buon vino ristabiliscono il giusto stato d’animo per presentarsi.

Marciano torna su un concetto espresso già tante altre volte: lo sposalizio tra la poesia ed il vino. Entrambi nascono da un progetto simile, entrambi sono accomunati da una forza vitale che produce succosi frutti. Nella terra pulsa la forza della natura, nella poesia la forza del cuore. Entrambi emozionano chi sa gustarli!

Ribadisce, ancora una volta, che gli autori saliti sui vagoni del nostro treno sono stati apprezzati non tanto per le loro qualità poetiche e artistiche, quanto per quelle umane. Persone semplici, ma ricche di valori e di sensibilità. Ognuno con la propria personalità ha dato lustro agli incontri ed ha saputo suscitare emozioni nei presenti.

“Non vogliamo il giudizio sulle poesie. Vogliamo essere apprezzati e ricordati per le emozioni che saremo capaci di trasmettere!”

Comincia così ad aprire i suoi cassetti e a tirar fuori ricordi recenti e lontani.

Iniziò a comporre versi a Materdomini per una ragazza che conobbe allora e per la quale in una sola sera mise su carta ben 38 liriche. La lettura di alcune lo emoziona ancora attraverso un veloce viaggio nel tempo che lo riporta ai primi baci, alle prime pulsazioni del cuore, ai primi turbamenti che ancora gli attanagliano la gola! Mistero e forza dell’amore, anche se ormai relegato nel regno dei sogni giovanili!

E poi legge “L’attesa”,  una poesia dedicata alla moglie con in grembo Antonio, che con occhi sbarrati dal banco ascolta compiaciuto i versi del padre.

Come un po’ tutti i poeti, anche Marciano non si sottrae al desiderio di celebrare il proprio paese, la propria terra, le proprie radici. Taurasi nel cuore, le vie strette e tortuose del borgo medioevale,  il Castello, la “Cantinella Casale” dove ha dato ospitalità a persone semplici e a “gente importante”.  La verde Irpinia, gli ulivi, i ciliegi, la neve, i campi di grano infiniti come il mare, le ginestre, il ruscello, il canto delle madri portato dal vento, le lucciole che illuminano la notte, le donne sedute davanti alle porte ed il contadino che torna a casa al tramonto, portandosi dietro l’odore della campagna.

E l’amore per tutte queste preziosità gli dà diritto ad un legittimo sfogo che facciamo nostro.

“Questa nostra terra vive solo nei ricordi, perché ci hanno rubato tutto. Tutto, ma non il sogno, non la speranza di una rinascita. E noi non saremo mai DOMI!”

Come non lo furono i nostri lontani antenati, oso aggiungere io, sfogliando i libri della storia e ricordando che l’indomabilità e l’ostilità delle tribù irpine indussero i conquistatori romani a ricorrere alla “damnatio memoriae”. In pratica decisero che il nome degli Irpini dovesse essere cancellato per sempre dalla memoria dei  posteri. Ma i fatti  dimostrano che l’Irpinia orgogliosamente ha saputo sopravvivere e risplendere di luce propria e saprà difendersi dalle moderne “damnatio”.

Ma non può fare a meno di scrivere poesie anche  per San Mango sul Calore, il paese della moglie e di leggere “Ricordo”, “Sera”, “Tetti”,  “Presagio”, “Donna”. E come per magia nell’enoteca quasi arrivano e si odono i rintocchi delle campane amiche che rimbalzano sui tetti e  il fischio del vento che rumoreggia tra le foglie. E davanti agli occhi compare la luna che fa capolino tra le case e una lucertola che prende il sole immobile come la gente che non ha futuro.

Tutti versi in lingua. Poi all’improvviso incontra e si innamora del vernacolo. Ne viene letteralmente posseduto e gli consente di poetare e di “arrivare in modo più immediato al cuore della gente semplice senza titolo di studio che non dovrà tradurre per capire.” Nascono così sublimi poesie dedicate agli artigiani di Taurasi, al barbiere, al sarto, al falegname, al contadino, che Marciano vuole “eternare, dando loro il meritato lustro, perché col sudore hanno contribuito alla crescita della comunità.” Ma soprattutto versi per omaggiare la bontà del vino, anche quando ci sono gli abusi che fanno tornare ubriachi a casa a chiedere doverosamente perdono alle mogli pronte col mattarello!

Nascono così “Ode alla cantinella”, “ ‘O sarto”,  “ ‘O palazzo ‘e Cavalero”, “ ‘O mbriaco”, “ ‘O brindisi”, “’O paese mio”, “Nostalgia”.

Per chiudere la sua performance non potevano mancare in un animo sensibile le dediche ai genitori. Ci legge così “ ‘O falegname” (dedicata al padre) e “ ‘A sarta” (dedicata alla madre) con un percettibile nodo alla gola ed un impercettibile umore che stilla dagli occhi. Gli applausi sono meritati a chi scrive poesie, ricordando sempre di non essere un poeta! Ma le corde del cuore le ha saputo toccare ogni volta che legge i suoi versi!

E come omaggio alle emozioni che  ha saputo trasmettere, ha raccolto lodi e versi da Anna Grimaldi, Rosa Mannetta, Stefania Russo, Carmine Montella,  Loretta Verzini, Adelina Caliano col suo Francesco Rinaldi, da Alfonso Gargano attraverso il cellulare e dal giudice Gennaro Iannarone che ci ha resi partecipici di avvenimenti e di ricordi che hanno rafforzato – se ce n’era ancora bisogno -  la conoscenza di Marciano Casale.

Prima della solita consegna della pergamena all’autore in ricordo della sua presentazione ed alla foto di gruppo davanti all’enoteca,  brindando con un ultimo calice di vino ci siamo riproposti di rivederci a Settembre per la seconda edizione di questo particolarissimo evento poetico.

   
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