Intervista di Bassa Irpinia News

(27 dicembre 2014))

 

1) Come è andata la festa ?

 

 

Vista attraverso l’obiettivo della mia fotocamera,  la festa complessivamente è andata bene, anche se con qualche criticità che non mi è piaciuta, in quanto c’è sempre chi dimentica che il Maio è un omaggio al Santo Patrono e, come segno di sacrifico della comunità,  va oltre l’azione estemporanea del singolo. Certamente sarà un Natale che verrà ricordato, perché ha segnato una svolta importante nella sua storia, dopo un anno intero di riunioni tra Amministrazione comunale e Associazioni cittadine per mettere dei nuovi paletti alla festa, per determinarne i reali confini oltre i quali diventa insostenibile ed insopportabile l’illegalità. Anche quest’anno la forza della festa è stata l’amore per il Maio e la fede per Santo Stefano da parte della quasi totalità  delle persone che non si lasciano condizionare mai dai singoli episodi, ma, al di sopra di questi, partecipano  in massa con lo spirito vero della tradizione, come cantano nella canzone  <<’Oi Stefanì>> . Cu na fede dint’ ‘o core sò venuto a stu Natale / ch’è rimasto tale e quale comme a tanto tiempo fa! / … / Stu Natale è festa nosta che te scete pure ‘e sante, / mette ‘a freve a tutte quante dint’ ‘e vene pe cantà.”

 

2) L’ordinanza del sindaco a proposito dei botti è stata rispettata ?

Certamente sì, è stata accettata dalla cittadinanza come momento evolutivo della festa. Principalmente è servita  a “disarmare” coloro che hanno fatto sempre un uso esagerato dei botti ed hanno causato danni a se stessi e agli altri. E questo è stato un fatto positivo. Come pure è stato finalmente offerta alle persone l’opportunità di assistere all’accensione del Focarone e di goderselo col sottofondo della musica per tutta la sua durata senza le continue, fastidiose e pericolose esplosioni di botti che, nelle edizioni passate,  provenivano dall’interno del fuoco e facevano scappare gli spettatori, presenti invece quest’anno in numero molto maggiore. Però ho registrato del malumore in coloro che nella storia del Maio hanno sempre usato con molto buon senso i tracchi ed i botti caratteristici della tradizione che ci è stata tramandata dai nostri antenati. A mio giudizio, senza tracchi l’intero Natale Baianese è stato un pò “moscio”, anche se ad avvantaggiarsene, però, sono stati i più piccoli che hanno potuto, così, essere presenti con maggiore tranquillità e, soprattutto di pomeriggio, partecipare alla raccolta dei cosiddetti “sarcinielle”.  

A me personalmente è mancato il botto, il fumo e l’odore particolare dei tracchi durante le varie fasi della festa. E’ venuto a mancare lo spirito goliardico che animava quella parte della gioventù baianese che usava in modo intelligente e accorto gli spari, considerandoli un coronamento emozionante e  mai una esibizione inutile del singolo fine a se stessa.

Inoltre per me non è stata per niente emozionante la presenza di Gennaro Mascheri sulla cima del Maio, costretto a lanciare da lassù quei (non so come definirli) “cosi” che facevano un “ta-ta-ta-ta-ta” e…  e basta! Forse sarà stato il primo a soffrirne, memore di quanto già lui e prima di lui hanno fatto il fratello Luciano ed il padre Peppe.

Ma il mio pensiero non fa testo rispetto ai commenti positivi della maggioranza dei baianesi.


3) Lei ha qualche idea di come si possa ulteriormente migliorare? Se si ...in che modo ?


Per fortuna già così è una gran bella festa! Suscettibile naturalmente di vari ritocchi di qua e di là per migliorarla.  Un passo avanti determinante ci sarà quando veramente verrà vista come una festa religiosa, che farà scattare in ognuno di noi l’amore verso il bosco e verso l’abero e l’accettazione del prossimo; senza egoismi e senza rivalità personali. La fede al centro di ogni azione garantirà il successo del nostro Natale. Inoltre, dovranno  essere illustrati alle nuove generazioni i valori della festa, per evitare che diventi unicamente un rito laico. La scelta dell’albero dovrà essere vissuta come un momento fondamentale e come tale dovrà coinvolgere più gente. Quando si abbatte il Maio non ci dovrà essere nessuna fretta ma aspettare tutti coloro che con grande sacrificio a piedi avanzano per assisterne al taglio. Sarebbe bello farlo cadere a colpi di ascia come nel passato. Bisogna rivedere alcuni tempi morti ed alcune fasi che rallentano il corteo, ritardando l’alzata del Maio e sottraendo così tempo prezioso al pomeriggio per la raccola dei “sarcinielle”.  Come nella tradizione della festa, la gente dovrebbe preparare per tempo i “sarcinielle”  e metterli davanti alle abitazioni per essere prelevati durante la sfilata e portati davanti alla Chiesa di Santo Stefano per il Focarone. Durante la sfilata pomeridiana bisognerebbe coinvolgere più gente,  dando spazio come una volta anche alla estemporaneità e alla fantasia dei singoli e soprattutto favorire la partecipazione dei più piccoli accompagnati dai genitori. Sarebbe caratteristico inghirlandare i luoghi della festa secondo idee originali da proporre anno per anno al Comitato organizzatore. Sarebbe opportuno organizzare dei punti di  informazione per i forestieri, sia per la dislocazione delle varie fasi della manifestazione, sia per la diffusione di materiale  finalizzato alla conoscenza del Natale Baianese. Penso che si debba studiare, ancora una volta, la storia della Festa, per determinare esattamente la tradizione dei ruoli e la loro appartenenza. Infine consentirei di sparare i tracchi (simbolo della tadizione) limitandone  la potenza del botto finale e censurando le intemperanze, per evitare così, come purtroppo accade spesso, che per colpa di pochi si puniscano tutti coloro che ne hanno sempre fatto un uso diligente!

 

4) Cosa secondo lei si potrebbe fare riguardo alla festa nell’ottica dell’unione dei comuni visto che festeggiano tutti e sei i comuni il Majo ?

Nell’attesa di un’unica municipalità, l’Unione dei Comuni si conretizzerà giorno dopo giorno attraverso gli eventi che si organizzano sul territorio. Uno di questo è la Festa del Maio, protagonista assoluto nel cuore delle  sei comunità della Bassa Irpinia. Attualmente viene vissuta come isola felice di ogni singolo paese.

Secondo me le sei festività andrebbero riunite in un unico progetto mandamentale, istituzionalizzato con una sola “Carta del Maio” ed un unico nome che richiami l’intero territorio;  con un’equipe di organizzatori e supervisori, un portale monografico unico per la diffusione dell’immagine che vada oltre i confini ristretti del Baianese, uno stendardo  unico abbinato agli stendardi delle sei municipalità, un unico concorso fotografico e letterario, un uncio video ufficiale che ne immortali le sei fasi.

Sei momenti della stessa Festa, vissuti in sei periodi diversi dell’anno, perché sei sono i Santi Patroni ai quali viene dedicata, ma un unico spirito, un’unica anima, un unico coinvolgimento.

Sarebbe bella, per ogni singola festa,  la presenza di rappresentanze ufficiali con bandiere e costumi di ognuna delle altre cinque comunità, a coronamento e a supporto della passione di ogni singolo paese. Le sei feste come momento aggregante di un territorio!

 

 

 

 

 

   
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