Carmine Montella 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Baiano (Av), il 6.7.1950, dottore in materie letterarie, vignettista, webmaster, fotoreporter e archivista fotografico,

giornalista, poeta, scrittore, commediografo e scenografo. Iscritto a vari gruppi poetici; organizza e partecipa a vari eventi poetici.

 

Ha scritto 

Opere inedite:

«Don Pasquale, Sindaco», commedia  in tre atti

«Aspettanno ‘o Bambino» commedia in tre atti

«Via Bassomanno» racconto

«“A” di “Ape”», farsa in atto unico

«Esami di quinta» farsa in due atti

«La medicina» racconto breve

«Natale in Usa – Un maio a Brooklyn» racconto breve

«Sfogliando il libro dei ricordi di un vecchio» racconto

«Morte di uno scoiattolo a Natale» racconto breve

«I treni della vita» racconto autobiografico

«Pozzino, gattino sfortunato», racconto breve

«Due amici al telefono», farsa in atto unico

«Il tramonto», racconto breve

 «La merla», racconto breve

Opere edite:

«La vendetta», racconto

«Piazza Garibaldi», farsa in atto unico

«Pensierini per casa», farsa in atto unico

«Il lungo viaggio», fiaba

«La carta di identità», farsa in atto unico

«Alberto – Storia di un ragazzo e di un barbone», racconto

«Un paradiso sulla terra», racconto

«Il ritorno», racconto

«Sogni infranti», racconto

«Il Maio a Baiano», saggio

«Il Natale Baianese», breve guida del Natale baianese

«Primo Canto dell’Inferno in napoletano»

«Storie in poesia»

 

Poesie in lingua e in vernacolo premiate in molti concorsi.

Sue poesie sono pubblicate in numerose antologie poetiche.

 

Giornalista Ha scritto per i seguenti giornali: Corriere dell'Irpinia; La Gazzetta della Bassa Irpinia; Il Baianese; La Voce della Bassa Irpinia; Il Meridiano; Obiettivo 80 (Cicciano).

Vignettista
Ha pubblicato vignette con lo pseudonimo "Il Roditore"  su tutti i giornali della Bassa Irpinia e sul sito web.

 

Presentazione della Commissione Straordinaria della Fiera

 

La Fiera Vesuviana di San Gennaro, patrimonio delle popolazioni ad est del Vesuvio si è affermata, nel tempo, come l'evento per eccellenza dell’area vesuviana interna che va dalle pendici del Vesuvio fino a quelle dell’Appennino Campano, ove, in amena valle, giace Baiano, insieme con  gli altri paesi che gli fanno corona e con lo sguardo si aprono sull’attrattivo ed ampio territorio della Campania Felix. Quindi il rapporto con la Fiera Vesuviana appare oltremodo naturale, essendo l’unica vetrina sul territorio che si prefigge di valorizzare il patrimonio culturale ed economico dell’area.

La Fiera è stata sempre avvolta dalla leggenda, ma oggi che i ricercatori stanno approfondendo con metodo scientifico, e rigorosa analisi dei documenti, si avverte il vero valore che tale manifestazione ha avuto nel tempo.  Nella sua storia si leggono tanti episodi degni di nota, con riferimenti alla storia della Terra e del Circondario fino a dimostrare il valore sociale ed economico dell’istituzione.

L’Amministrazione straordinaria di San Gennaro Ves.no,   in un’ottica inclusiva di valorizzazione  di ciò che unisce ed interessa tutti, in particolare di un più ampio coinvolgimento del mondo giovanile, ha messo in campo una regolamentazione della manifestazione nella quale trovano spazio di espressione e decisione tutte le comunità interessate a parteciparvi

Le stesse rappresentanze istituzionali e scolastiche dei diversi comuni, come pure gli operatori economici e culturali, sono e saranno coinvolti sempre di più in fase di organizzazione dell’evento in un organismo collegiale di indirizzo (Cabina di regia intercomunale).

Insomma la Fiera oggi intende crescere mediante scelte condivise tra le genti a cui appartiene, intende arricchirsi per la partecipazione.

I grandi spazi della Fiera riservati alla cultura e all'eccellenza enogastronomica, la cura dell’artigianato nei suoi molteplici e multiformi aspetti, il settore culturale con le sue rassegne, con convegni, spettacoli e dimostrazioni, il salone equestre con le sue eccellenze, costituiscono i pilastri espositivi a cui si aggiunge il settore più specificamente commerciale; essi rappresentano degnamente il variegato bacino della Fiera e la sua storia produttiva ed economica. Non si tratta di un'operazione folkloristica, né tantomeno di un revival sbiadito dei tempi passati, ma un modo semplice per affermare un’entità territoriale ricca di cultura e di valori.

Degna di nota è la Celebrazione dei poeti e degli scrittori del territorio, che da vari anni si tiene durante la manifestazione fieristica ed ha permesso di rievocare quanti hanno espresso il meglio nel campo letterario e culturale più in generale, nei comuni che costituiscono il vasto comprensorio della Fiera; dopo S. Gennaro Vesuviano, Palma Campania, S. Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Somma Vesuviana, Nola, Saviano quest’anno tocca alla nobile Cittadina di Baiano, che appartiene al Bacino idrografico della Pianura Campana e alla stessa Diocesi pur essendo aggregata per compensazione, dall’Unità d’Italia ad oggi, alla Provincia di Avellino. Usi, costumi, tradizioni culturali sono comuni a quelli del vasto Comprensorio Nolano verso il quale si apre la Valle di Baiano per costituirne, grazie ai millenni di storia comune, parte integrale e qualificata, per i suoi prodotti, per le sue eccellenze gastronomiche, per il verde dei suoi monti e per l’amenità dei luoghi. 

Insomma la Fiera Vesuviana si arricchisce di un altro pezzo di cultura del territorio  e nello stesso tempo trasmette e riscopre di questo territorio i suoi valori; agli amministratori di Baiano, al prof. Carmine Montella autore dell’opera “Gli Indimenticabili” e alla cittadinanza tutta vanno i sentiti ringraziamenti per la partecipazione.                                                                                

La Commissione Straordinaria: Dott.ssa Erminia Ocello, Dott.ssa Raffaela de Asmundis, Dott.  Giuseppe Mingione       

 

di Enrico Montanaro, Sindaco di Baiano

Il presente lavoro rappresenta l’ennesima testimonianza della forte e continua dedizione dell’Autore allo studio e alla ricerca della storia e della tradizione del nostro territorio. E l’invito che Egli mi rivolge a scrivere una breve prefazione allo stesso mi inorgoglisce e mi dà modo di interrogarmi sull’importanza della memoria storica per la nostra comunità. Il rapporto con la storia del nostro territorio e soprattutto con chi questa storia l’ha scritta va tenuto vivo e alimentato. A tal riguardo, ritengo utile partire da un assunto, parafrasando Barbara Spinelli: la storia sono i “giganti” sui quali noi “nani” camminiamo.

Il libro rappresenta una modalità di ricomposizione della memoria della Comunità di Baiano, il cui obiettivo è di creare una banca dati della collettività baianese attraverso la narrazione delle persone e degli eventi presenti e passati. In altre parole, il testo intende recuperare la memoria del passato della nostra terra, degli uomini più o meno illustri che sono vissuti prima di noi, consci che è la memoria delle persone e dei luoghi a creare il nesso passato-presente-futuro ed a trasmettere i valori che fondano l’identità e il senso di appartenenza.

Consapevoli o no, siamo il risultato di una lunga storia. Tante generazioni si sono succedute. Questa terra ha nutrito tutti con i suoi frutti, ha impregnato dei suoi colori i nostri occhi, ha educato il nostro udito con i suoi suoni. Lo spazio cinto dalle sue montagne ha influenzato la misura del nostro passo e l’ampiezza dei nostri sogni. Noi apparteniamo a questo luogo anche quando ne siamo lontani. Dai nostri antenati abbiamo ricevuto regole, moralità, costumi, cultura. Da questa eredità prendiamo gli strumenti con cui valutare ciò che ci distingue dagli altri e per orientarci nello scegliere come e dove stare nel mondo. Il passato è il dono che i nostri predecessori hanno lasciato per noi, e c’è sempre, anche se non ne siamo consapevoli. La memoria di questo passato è la nostra forza.

Il libro è rivolto certamente a chi vive a Baiano ma, anche e, forse, soprattutto, a chi se ne è allontanato per scelta o necessità. I nostri territori, infatti, da sempre sono stati caratterizzati da fenomeni di emigrazione. Un tempo i nostri nonni partivano con la “valigia di cartone”. Oggi, con modi e tempi diversi, i loro nipoti fanno altrettanto.

Il testo, allora, intende rappresentare un elemento della modernità, il luogo cioè di ricomposizione di una comunità divisa (per scelta o necessità) dai più disparati fenomeni. E può rappresentare quella piazza accogliente, protetta, familiare nella quale ciascuno di noi almeno una volta nella vita si è sentito a casa. Una piazza nella quale recuperare e alimentare una memoria collettiva. Perché potremmo essere fisicamente ovunque ma resterà sempre vivo il sentimento di figliolanza alla terra delle nostre radici, Baiano.

 

di Giuseppe Bianco 

La Storia esiste solo se c’è qualcuno che la racconta per tramandarla. L’opera “Gli Indimenticabili”  di Carmine Montella, scrittore fecondo e versatile, rappresenta il pregevole compimento di una ricerca antropologica  condotta con approccio ermeneutico e rigore storiografico, esplorando, con la caparbietà e la missione visionaria dell’archeologo, lo spaccato verticale della storia civile di Baiano sua città natale. Montella ne ha tratto una stratigrafia antologica dei personaggi illustri ed a volte negletti che hanno costellato il progresso civile e sociale della comunità, sottraendola definitivamente alla deriva della memoria transeunte. Il vasto lavoro monografico di divulgazione si aggiunge alla cospicua produzione storico-letteraria che l’'autore ha dedicato finora alla sua amata Terra.

C’è un legame profondo tra Montella ed il composito universo nativo baianese, inverato senza soluzione di continuità dalla produzione di opere documentaristiche che, con il ritmo serrato e vigile dello storyteller, ha dato alle stampe dagli anni settanta ai giorni nostri. Un caleidoscopio musivo declinato, di volta in volta, in chiave etnografica, narrativa, poetica, giornalistica. Un affresco che reca con dovizia di particolari i colori delle stagioni e dell’anima della sua comunità, osservata talora in prospettiva asincrona, altre volte da testimone del presente. 

La narrazione de “Gli Indimenticabili” sgorga come polla, fluisce non già da empito di nostalgica regressione ad un “ineffabile tempo che fu”, bensì da insopprimibile spinta civile tesa a ricostruire e preservare, forse  in limine, il patrimonio socio-culturale della collettività di appartenenza, questa volta oggettivata con un focus posto sulle note biografiche dei figli più degni a partire dall’inizio dell’Ottocento.

Emerge cristallino nell’intentio auctoris l’affermazione del valore universale della cultura come elemento di fertilità riconducibile all’Estetica crociana e posta in armonia con le verdi zolle dell’Irpinia. Traspare, nell’azione proattiva del Montella, la traiettoria epistemologica che la conoscenza consolidata costruisce in progressione sé stessa lungo un percorso di verità.

Di vaga fera le vestige sparse/Cercai per poggi solitarii et ermi (F. Petrarca), parimenti, Montella, nell'azione di ricerca e di ricostruzione delle biografie, partendo da epoche lontane, ha aggregato ed incrociato le più disparate fonti d'informazioni per confermare l'attendibilità di dati, fatti e circostanze. Talora, seguendo spasmodicamente la luce debole di sfuocate reminescenze personali o della tradizione orale, altre volte inerpicandosi per sentieri inusitati ove rinvenire tracce di vita reale di personaggi ormai assorbiti dalla notte dei tempi.

Montella ha sondato tutto il sondabile  fino a spingersi all'estremo limite del silenzio delle fonti, riscontrando i tomi ingialliti dell'Anagrafe comunale; le biblioteche e  le emeroteche; le opere edite; i documenti originali e gli epistolari usciti temporaneamente per consultazione dalla sacralità privata delle teche di eredi o di custodi familiari.

L'excursus diacronico di Montella ha il pregio inestimabile d'aver dissepolto  dalle visceri del tempo le gemme antropologiche più rappresentative della madre Terra di Baiano su cui si era stratificata fatalmente la coltre cinerea dell'indifferenza. Elementi preziosi di un giacimento socio-culturale restituiti alla luce imperitura del rispetto loro dovuto, che nell'insieme conformano la prima mappa concettuale di valori identitari da condividere con le future generazioni.

Montella, con il suo defatigante ed impagabile impegno, non scevro da sacrifici personali, rilancia alla tematica pasoliniana  che esorta le comunità locali a preservare le proprie radici, traendone nel contempo linfa vivificatrice da tramandare, onde resistere alle bieche forme di colonizzazioni dell'incultura e dell'omologazione planetaria livellante promossa da dominanti interessi materiali. Quanto basta per difendere soprattutto residue quote di quella libertà conquistata con forte autodeterminazione ed a caro prezzo dai nostri padri, ancorché minacciata da tempo dal corrosivo nichilismo etico-sociale tendente alla pervasività.

Bisogna coltivare l'utopia,  come affermava Ernesto Guevara,  "perché un popolo senza utopie é un popolo senza futuro". In questa direzione Montella, fuori delle ideologie politiche e da intellettuale compie motu proprio un salto quantico portandosi oltre le orbite su cui viaggiano le rassegnate canizie dei riduzionisti di censo del suo ambiente e persegue senza moralismo predicatorio il verso di una direttrice decisa che porti fuori dal rischio d'imbarbarimento dei costumi e delle tradizioni. Egli, operando a tutto campo, libera energie centrifughe soprattutto a beneficio dei più giovani e di coloro che aspirano allo sviluppo di una personalità consapevole.

Un presidio, quello di Montella, fortificante contro la minaccia dei freddi inverni della cultura in cui paradossalmente trovano migliore innesco gli incendi della follia virale di massa una volta dissipate le difese  immunitarie della società civile acquisite all'esito di tragici cicli storici di un passato non lontano. Inverni e segnali prodromici che da tempo hanno smesso di bussare alle porte delle società postindustriali ed ormai, con sofisticata protervia, irrompono nel clima delle nostre vite con spinte di populismo antisistema. Un codice riconoscibile in nuce solo da chi mantiene contezza e riesce a rapportare la cronaca alla storia, e perché no, alle tragedie planetarie più recenti.

Torna d'attualità, quindi, la sintesi storiografica di Benedetto Croce che punta a rendere intellegibili avvenimenti per colmare la distanza tra cronaca (historia rerum gestarum) e storia (historia res gestae),  rendendo quest'ultima, mai del tutto passata e sempre contemporanea a chi la indaga. Ci si interessa e si scrive di storia per un bisogno gnoseologico utile alla ricerca di risposte ad interrogativi e tematiche complesse poste dal presente.

 Infine, nel completare la summa biografica in parola, la sensibilità di Montella approda riconoscente al sublime tributo di vite locali cadute in armi nei due ultimi conflitti mondiali. Tanti i caduti ricordati in elenco. Martiri di un destino crudele che hanno diritto alla gloria perenne. Un riconoscimento da inverare senza cedimenti  onorando il nostro debito ed il loro lascito di libertà democratiche poste a fondamenta della nazione. Quei nomi evocano il martirio inferto anche al popolo di Baiano che si rese artefice del proprio destino, ispirato a valori  universali di libertà e di giustizia sociale. Di essi spesso non resta che un ordinato elenco di nomi apposti sui cenotafi  urbani, che nell'algore litico non rendono abbastanza la drammaticità di quelle esistenze recise nel fiore degli anni, unitamente al dolore degli affetti rimasti orfani.

Nell'epitome trasversale al tempo Montella si guarda bene dal proiettare tout court l'esistenza dei suoi biografati verso l'universale. Per converso, con aspirazione crociana, egli attinge ed eleva ciò che di universale ci fu nel pensiero o nelle azioni di ciascuno dei suoi concittadini.

Spes contra spem é il motto di chi sa farsi speranza per gli altri, alternativo a quanti chiedono che la speranza si manifesti loro. Questo è l'atteggiamento indomito di colui che coltiva la fede incrollabile in un futuro migliore e per questo ideale spende con umiltà le proprie energie senza misurarle e senza chiedere contropartite. Così Montella, all'impietoso vortice iconoclasta promosso da una società liquida e totalizzante, priva di riferimenti valoriali e che fa strame della memoria storica, oppone con "Gli Indimenticabili" il suo correlativo totemistico: un arco ideale ed istoriato, che egli erge a tutto sesto in pietra sbozzata. Una costruzione narrativa, alata e connotativa da porre sul sentiero ancestrale di accesso alla madre Terra. Fondamento simbolico della coesione di comunità invocata come speranza per il futuro. Un'espressione architettonica austera che evolve nel fluire diacronico, che vince la gravità con l'interazione del sapere costruttivo rappresentato dai conci, ciascuno consustanziato ai rievocati spiriti nobili di Baiano. Un arco che porta allo zenit la verticalità della "chiave" su cui è istoriata la bellezza del "Cervo del bosco di Arciano".   

 

 

di Carmine Montella

 

Oggigiorno sempre più spesso perdiamo la consapevolezza del nostro territorio e delle nostre origini.

In un mondo globalizzato è sempre più difficile riuscire a mantenere il senso di identità, di appartenenza e di comunità ed è ancora più complesso trasmetterlo alle nuove generazioni. Però, se perdiamo questo sentire, non avremo futuro.

Quando un popolo perde il contatto col suo passato, con le sue radici, quando perde l'orgoglio della sua storia, della sua cultura e della sua lingua, decade rapidamente, smette di pensare, di creare e svanisce.

Solo chi conserva fortissima la propria identità è in condizione di affrontare il mondo globalizzato, di muoversi e di manovrare in esso senza farsene schiacciare.

La conoscenza della propria storia e degli uomini che l’hanno fatta è la base sulla quale si costruisce il futuro; è la linfa vitale che  ogni generazione deve prendere dalle precedenti e trasmetterla a quelle che verranno dopo.

Le storie dei nostri uomini sono il nostro sangue, la nostra cultura, la nostra identità, il nostro mondo. Un popolo senza la consapevolezza  delle proprie eccellenze è un popolo privo di anima, un castello di sabbia destinato a venire spazzato dalla prima ondata del mare, dalla prima folata di vento.

 

Questo lavoro nasce proprio per ricordare quei figli  di Baiano che con il loro agire hanno dato lustro al nostro paese. Uomini che hanno lasciato un segno tangibile del loro passaggio ed hanno dato un contributo alla crescita e alla valorizzazione della società. Senza voler mitizzare nessuno o mettere su un piedistallo chi non ha titoli meritevoli.

È giusto, pertanto, conservarne memoria, affinché siano di stimolo a chi crede che si cresce anche con l’azione dei singoli.

Sapere che la nostra comunità ha generato questi uomini ci rende più forti!

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Per la preparazione di questo lavoro ho consultato l’archivio e i registri dell’anagrafe del comune di Baiano per avere la certezza delle notizie; ho attinto informazioni da libri, giornali e dalla rete; ho chiesto aiuto ad amici che mi hanno messo a disposizione i loro archivi; ho parlato con persone anziane e con familiari e amici dei personaggi presentati nel libro.

È possibile che ci siano altre persone memorabili a Baiano che andrebbero ricordate, delle quali però non ho alcuna conoscenza ed alle quali riserviamo fin da ora il dovuto spazio in una successiva edizione della presente opera. 

   
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