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Don!… Don!… Don!…
Tre tocchi di campana
risuonarono nel mio cuore.
Avevo fame ed ero stanco
in quei panni rattoppati
in quell’ora che uniti
intorno al pane e al vino
si radunano gli amici,
avevo sete ed ero là
davanti ad una fontana senza vita,
guardavo a terra ad occhi chiusi,
sognavo distese infinite di acque.
Bussai alla porta di un signore…
e provai il primo dolore:
ingoiai saliva fatta a nodi
e mi si strinse il cuore
Tesi la mano
ma si riempì di vento,
socchiusi le dita
ma strinsi un pugno di niente.
Senza forza caddi e senza aiuto!
Nel delirio allora vidi nemici abbracciarsi,
donarsi gioiosi riso e amore,
vidi case senza porte
cani senza funi
siepi senza spine
muraglie senza cocci,
vidi fondere cannoni
distruggere tritoli:
Ma ecco…
don!… don!… don!…
quei tocchi di campana,
quell’uscio ancora chiuso
e tanta fame,  tanta sete
e la triste realtà!
Passò un garzone che andava al lavoro
si chinò e spezzò il suo pane,
passò un pastore che andava sui monti
munse per me e tosò la lana più bella.
Accennai un leggero sorriso,
capivo dove cercare il mio bene!

(Baiano, 23 Febbraio 1973)