Avanza l’antico asino che è in me
Corrono ancora i pensieri in libero galoppo
come puledri sui prati fioriti
in cerca di nuove conquiste,
ma più non trovo parole
per raccontare i miei viaggi.
Frugo nel buio di una notte senza stelle
e cerco in un mondo che va via
un verbo giusto da coniugare.
Come in una caverna sempre più oscura brancolo
alla ricerca di ciò che sta sfuggendo
ma non trovo la voce giusta
e a mani nude torno sui miei passi
per tentare un sentiero diverso.
Sugli specchi mi arrampico audace
ma senza la piccozza scivolo a terra
con idee confuse e la testa che scoppia.
Lente cadono le foglie dagli alberi
e spoglio resta ogni ramo,
così van via le pagine dai miei libri
col soffio di un vento impietoso.
Affondo le mani in un sacco di canapa,
giro e rigiro per trovar una parola amica
ma senza lucro è la mia velleità
e mi arrendo all’impotenza senile!
Vorrei ululare come un lupo sulla neve
perché sfugge ogni cosa al mio controllo
mentre traballa il mio sapere.
Avanza l’antico asino che è in me
in balia del peso dell’età
e in cerca di aiuto comincio a ragliare.
Dov’è la gloria del passato
gli anni del piedistallo
e la favella amica
or che chiaro è il declino della mente?
Lascia l’aratro nei campi di marzo
un solco profondo per le semine
con la forza di un tenace bue,
il tempo una cicatrice difficile da ricucire.
Per non affogare nelle acque del Lete
di prudenza allor mi vesto e d’umiltà
sapendo che son pieni di ruggine
i ferri del mestiere logorati dal lungo lavoro.
(Baiano, 5 dicembre 2025)