STORIA DI BAIANO

(Questo testo è una sintesi che ho fatto raccogliendo notizie da documenti vari, di cui non posso garantire la verità storica!)

 

              Tra i monti di Avella a Nord, il monte Partenio ad Est, il bosco di Arciano a Sud e la pianura Campana ad Ovest sorge Baiano, antico centro della bassa Irpinia che intrec­cia la sua millenaria storia a quella di A­vella, in una posizione geografica partico­larmente felice, circondato dalle colline di Gesù e Maria, Campimma, Agliarola, Santo, To­rone, Paradina e Tora.

            E’ situato a 20 km da Avellino e a 30 km da Napoli. L’insediamento urbano sorge lungo la direttrice della S.S. 7 bis, la cosiddetta Nazionale delle Puglie, a circa 194 m sul livello del mare.

            Il territorio comunale ha una superficie di 12,25 Kmq; è compreso nella Regione Agraria VII delle "Colline di Avella e del Vallo di Lauro" e fa parte della Comunità Montana "Vallo di Lauro e Baianese" per 730 ha. È servito dalla ferrovia "Circumvesuviana", che ha in Piazza IV Novembre la stazione terminale del tratto Napoli-Nola-Baiano e dalla rete autostradale Napoli-Bari con un casello a Baiano.

            Incerta è l'origine del nome. Per alcuni deriverebbe da praedium Vallejanum (Villa di Valleo) oppure da praedium Badianum (Villa di Badio). Nello stemma del comune c'è la lettera “V” che inquadra un cervo. Ciò fa ipotizzare che Baiano abbia preso il suo nome da Valleo, uno dei principali cittadini della vicina urbs Abella, vissuto ai tempi del basso Impero e discendente da una nobile famiglia romana. Secondo altri studiosi, la “V” indicherebbe la prima lettera del nome “Vaiano”  col quale volgarmente il paese fino agli anni ‘70 veniva ancora denominato; da cui  “Vaianesi” il nome degli abitanti.

            Suggestionati dalla bellezza del terri­torio, dalla dolcezza del clima, dall'aria balsamica, dall'abbondanza delle acque, dalla fertilità del suolo, dalla vicinanza di ab­bondanti pascoli e di ricchi boschi, fin dai tempi più antichi gli uomini scelsero questi luoghi per i loro primi insediamenti.

            Baiano mostra tracce di presenza umana sin dall’età neolitica. Risalente all’età del Ferro (VIII- VII secolo a.C.) è una necropoli con tombe a fossa rinvenuta in corrispondenza della località Cava sul confine con il comune di Avella.

            Terra di frontiera e anello di congiun­zione tra i popoli della pianura e quelli della montagna, gli abitanti  fusero  la pro­pria cultura con quella osca, etrusca, sanni­ta, irpina, greca e romana.

            Nel 79 a.C. questo casale fu saccheggiato dall’esercito di Spartaco; durante la guerra sociale fu conquistato da Silla che lo assegnò alla 47° Legione Romana (82 a. C.); nel I° sec. d.C. al tempo dell'impera­tore Ottaviano Augusto, che tanto esaltò la vita dei campi, famiglie romane  presero sta­bile dimora nel territorio di Avella, co­struendovi numerose ville prediali (vere e proprie aziende agricole autosufficienti), tra le quali quelle di Serenianum, Munianum, Caesaranum, Lyctus e Badianum.

            Una di esse fu per l’appunto quella di Badianum. Quindi, probabilmente, Baiano venne a formarsi come villaggio intorno a questa villa gentilizia appartenente ad un notabile abellano, un tale Badio, da cui si ipotizza abbia preso il nome.

            Caduto l’Impero Romano, le invasioni barbariche dei Visigoti di Alarico (410 d.C.), dei Vandali di Genserico (455), dei Goti, dei Longobardi di Singinol­fo, dei Saraceni (884) e degli Ungari (X sec.) misero a ferro e a fuoco il territorio avellano, costringendo le popolazioni ad ab­bandonare la città e le ville prediali e a rifugiasi sulle vicine montagne. Insieme ad Avella nel 589 d.C. entrò a far parte del Ducato di Benevento, retto dal longobardo Auturi. Dopo nuove invasioni barbariche (prima i Saraceni e poi gli Ungari) il casale passò al principato di Salerno e nel 1075 fu aggregato al principato Normanno.

            Ridiscesero in pianura con la venuta di Arnaldo il Normanno (1075), al quale Avella fu data in feudo, e cominciarono a costruire  dei villaggi di misere case, capanne e squal­lidi tuguri intorno alle antiche ville pre­diali di cui presero il nome, volgarizzandolo in Sirignano, Mugnano e Baiano.

            La prima citazione certa sul borgo di Baiano risale ad un documento del 1129 e sappiamo inoltre che, dal XII secolo e fino a tutto il XIV secolo, vi ebbe sede una comunità di monaci benedettini dell’Abbazia di Montevergine. Considerato ancora “de pertinentiis  Avellarum” nel XIII secolo, il casale di Baiano viene citato in “privilegi” di papa Celestino nel 1197, di papa Innocenzo III nel 1203, in quelli dell’Imperatore Federico II di Svevia nel 1250 e di Papa Urbano IV nel 1264. Nel 1371, in piena età angioina, il borgo fu donato dalla regina Giovanna I al conte di S. Angelo dei Lombardi, Nicola Jamvilla, la cui famiglia ne ebbe il possesso fino al 1427, allorchè il feudo fu tolto a Marino Jamvilla dalla regina Giovanna II, che, nel 1431, ne fece dono a Ser Giovanni Caracciolo. Quest’ultimo lo concesse alla sorella Isabella dalla quale, per il suo matrimonio con Raimondo, il feudo di Baiano passò alla famiglia Orsini.

            Nell'età rinascimentale comparvero i primi veri palazzotti, costruiti dai ricchi feudatari terrieri, con gli stemmi gentilizi negli archi d'ingresso. E' in questo periodo che Baiano cominciò ad emergere con una iden­tità propria, emancipandosi lentamente dalla antica madre Avella, pur rimanendo ancora suo casale fino al 1806, quando Napoleone abolì la feudalità. Si coniarono i primi cognomi per l'individuazione delle persone, in osse­quio alle disposizioni del Concilio di Trento (1545-63) e nel rispetto di una nuova legge che obbligava lo stabilimento e l'immutabi­lità dei nomi di famiglia.

            Verso la fine del Quattrocento cominciarono a manifestarsi a Baiano i primi sintomi di un’esigenza di autonomia che si affermerà, però, molto più tardi. Essi sono da collegare a quel clima di tensione venutosi a creare tra i nobili e gli abitanti dei casali, su cui questi avevano giurisdizione, per cui i rurali della zona tesero a fare causa comune, unendosi per contrastare, nei limiti del possibile, le pretese dei signori. Pertanto in quel periodo, pur rimanendo giuridicamente casale della baronia di Avella cui pagava un tributo annuo, per Baiano cominciò a delinearsi una propria identità. Di questo ci fornisce testimonianza lo studioso del tempo Ambrogio Leone che, nella sua opera il “De Nola patria”, fornisce anche informazioni religiose su Baiano appartenente, con Lauro ed Avella, “alla città di Nola per diritto ecclesiastico”. A tal proposito va citata come emergenza religiosa il Santuario di Santo Stefano Protomartire che funzionava già da parrocchiale nel 1586, anno in cui ricevette la visita pastorale del vescovo di Nola. Nel 1510 ad opera di Enrico Orsini, conte di Nola, cui intanto era pervenuto il feudo, fu creata nella terra di Baiano, la Bagliva ovvero la corte baiulare, una delle magistrature più qualificate, che rappresentò l’inizio di una certa autonomia amministrativa, con il compito di ammini­strare  la giustizia civile e penale di lieve entità e di riscuotere le numerosissime impo­ste dell'epoca, che tanto gravavano sulla mi­seria della gente. Gli uffici furono colloca­ti nell'odierno palazzo municipale, insieme con la caserma  per il corpo di guardie, il carcere per la detenzione dei condannati, i locali di una taverna e la stazione dei po­stiglioni di scuderia. Cominciò così il suo decollo.

            Donata a Tommaso Mastrilli per ricompensarne i servizi prestati, la terra di Baiano fu amministrata da tale famiglia fino al 1594, anno in cui il possedimento fu venduto ad Ottavio Cattaneo. Nel 1605, con decreto reale, il feudo di Baiano fu assegnato alla Baronia di Avella, retta da Don Giovanni Andrea Doria. Il XVII secolo fu per Baiano, come per gli altri territori della zona, devastante a causa di una prima epidemia diffusasi nel 1635 e per la pestilenza del 1656, che ne dimezzarono la popolazione. Il successivo notevole accrescimento demografico della città si ebbe alla fine del XVII secolo specie a seguito dell’accoglimento di fuoriusciti dal Regno napoletano. Alla fine del XVIII secolo Baiano risultava appartenente ancora ai Doria, con Maria Giovanna moglie di Francesco Sforza Visconti marchese di Caravaggio, che esercitò il proprio potere fino all’abolizione della feudalità. Il XVIII secolo fu importante per la vita religiosa e per lo sviluppo dell’architettura sacra a Baiano. A questo periodo, difatti, risale l’arrivo di Sant’Alfonso de’ Liguori durante la sua missione nella diocesi di Nola. Egli predicò nella medievale Chiesa di Santa Croce, e sull’onda dello stesso fervore suscitato dal Santo fu ristrutturata la cinquecentesca Cappella di Gesù e Maria, posta sulla sommità dell’omonima collina. Nel periodo tra il XVIII ed il XIX secolo, il paese si avviò verso la conquista dell’autonomia.

            Nel 1726 ottenne, con decreto reale, l’uso civico del bosco di Arciano.

Con la realizzazione della Nazionale delle Puglie, voluta da Carlo III d'Angiò, nel 1756, sul tracciato della via Domizia che l'imperatore Traiano aveva fatto costruire   nel 2° secolo per collegare questa terra con Napoli, Baiano diventò un po' alla volta il centro più importante del mandamento e fece un altro piccolo passo verso l’emancipazione da Avella, rimasta fuori dal tracciato dell’importante via di comunicazione. In seguito fu scelto quale capolinea della ferrovia Napoli-Baiano (1885), quale sede della ricevitoria del Registro, dell'Agenzia delle Imposte, del Comando dei Carabinieri, della Pretura (in sostituzione della Bagliva) e, in tempi più recenti, del Corpo Forestale dello Stato, della Stazione della Guardia di Finanza, del­la Comunità Montana «Vallo di Lauro-Baiane­se», quale capolinea della rete viaria che collega il baianese con Avellino, quale luogo ideale per la costruzione di un casello del­l'autostrada Napoli-Bari.

            La definitiva autonomia comunale fu ottenuta agli inizi dell’Ottocento. In quel periodo, dopo l’emanazione della nota legge antifeudale del 1806 e a seguito della ripartizione dei beni baronali da assegnare in proprietà ai singoli comuni, si originarono, tra questi, aspre contese. A Baiano la Commissione feudale attribuì le proprietà di Arciano, Santo, Campino, Carbonara, Torone e questa situazione demaniale finì per privilegiare il paese, favorendone la successiva e continua crescita d’importanza. Entrato a far parte della provincia di Terra di Lavoro, la cittadina, dopo l’Unità d’Italia, fu assegnata per compensazione al Principato Ultra della provincia di Avellino. In quel periodo il territorio fu interessato dal fenomeno del brigantaggio, specialmente tra il 1861 ed il 1865, anni in cui operarono le bande guidate da Giuseppe Lauria, Francesco Abbate, Cipriano La Gala e Nicola Picciocchi. Nel corso del XIX secolo Baiano andò incontro ad un forte incremento demografico, divenendo il centro più popoloso della zona. Il suo importante ruolo svolto sul territorio, inoltre, fu consolidato dalla costruzione della ferrovia Napoli – Baiano, inaugurata l’11 luglio 1885. Malgrado ciò il paese è stato interessato da un consistente fenomeno migratorio manifestatosi specialmente nel periodo tra il 1860 ed il 1866 come conseguenza dell’unificazione e, più tardi, tra il 1887 e il 1914, quando si verificò il grosso dell’emigrazione italiana.        

Durante la seconda guerra mondiale, il 18 settembre 1943, Baiano subì anche un bombardamento da parte degli aerei alleati, che causò la morte di 20 persone, alle quali bisogna aggiungere altre 11 vittime civili di incidenti bellici.

A partire dalla ricostruzione post-bellica c’è stato un periodo di benessere fino agli anni ottanta, che ha consentito alla gente di fare un salto di qualità   mai visto nella storia del paese. Ogni famiglia ha potuto godere di una prosperità inaspettata, che ha consentito di mandare tutti i figli a scuola fino ad un grado superiore di istruzione; di avere i moderni elettrodomestici, l’acqua in casa, l’automobile, una abitazione più dignitosa; di andare finalmente al mare. 

Il paese ha avuto uno splendore nuovo, con la realizzazione delle reti fognaria ed elettrica, con la costruzione del primo campo sportivo del territorio, di un campo di pallavolo, di una clinica privata, con la pavimentazione delle strade e l’ammodernamento della piazza; con l’apertura del cinema Sarno e soprattutto del cine-teatro Colosseo che ha consentito la messa in scena di opere teatrali e di spettacoli di varietà nella sua imponente struttura. Negli anni sessanta fu scelto quale luogo ideale per la costruzione di un casello del­l'autostrada Napoli-Bari, che avrebbe dovuto essere il volano per il decollo dell’economia del Baianese.

                 In seguito ai terremoti del 23 novembre del 1980 e del 14 febbraio del 1981, il paese fu notevolmente danneggiato soprattutto nel centro storico. Risultò compromessa la stabilità sia della chiesa dei Santi Apostoli, dove crollò il soffitto dell’annessa congrega e si distrusse un antico organo; sia il santuario di Santo Stefano Protomartire, che  rimase a lungo inaccessibile prima di essere riaperto solo in tempi recenti.

Dal 1971 ha fatto parte della Comunità montana “Vallo di Lauro-Baianese”, istituita con legge 3 dicembre 1971, n. 1102,  accorpata con la finanziaria del 2007 del governo Prodi a quella del Partenio, dando vita alla Comunità montana “Partenio – Vallo di Lauro”. 

Dopo aver perso alcuni uffici importanti spostati ad Avellino, attualmente è sede dei Comandi di Stazione della Guardia di Finanza, della Compagnia dei Carabinieri, dell’ASL, dell’Ufficio del Punto Informativo Lavoro, del Consultorio familiare, dell’Informagiovani, del Forum giovanile, della Proloco e di varie associazioni socio-culturali e ricreative.

Oggi, purtroppo, come tanti paesi del Meridione, è oggetto di una nuova emigrazione. Però ad andare via sono i giovani diplomati o laureati, costretti a cercare fortuna oltre i confini regionali o nazionali, privando così il paese delle migliori risorse, che avrebbero dovuto dare nuovo impulso allo sviluppo del territorio.

 

 

 

 

   
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